Sì, certo, c’è la Città delle Arti e delle Scienze, con l’impronta avveniristica di Calatrava, che da sola meriterebbe una visita. E ci sono il quartiere millenario del Carmen, con le sue stradine lastricate che sembrano labirinti, le porte medievali delle torri di Quart e di Serranos, e poi Plaza della Virgen e la Cattedrale (a proposito, il Santo Graal è custodito qui, in una delle cappelle, per cui smettete pure di cercarlo), il Miguelete, la Basilica della Vergine e la Almoina, nel cuore della città. Ma, a parte tutto, a parte i suoi gioielli architettonici, gli antichi tesori, lo splendore dei suoi edifici storici, l’atmosfera frizzante dei tapas bar, la movida notturna, Valencia è anche la città della paella, piatto povero contadino, meglio conosciuto nelle due varianti de mariscos e mista, ma qui autenticamente preparato con sola carne di pollo e coniglio, con riso, alcune varietà di legumi e l’aggiunta di lumache. La tradizione vuole che si mangi a pranzo, non a cena. E, preferibilmente, di domenica.

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