Certe volte, la mattina, quando si faceva la barba, guardava la sua immagine riflessa nello specchio e non si riconosceva affatto in quel viso che ricambiava stupito il suo sguardo, in quegli occhi chiari che spuntavano da una maschera grottesca.

– John Williams, Stoner

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La parte più gravosa della nostra identità coincide con ciò che gli altri sanno o pensano di noi. Ci guardano e sappiamo che sanno, e con il loro silenzio ci costringono a essere ciò che si aspettano da noi, a comportarci in accordo con le nostre azioni precedenti o con sospetti che abbiamo destato senza esserne consapevoli. Ci guardano e noi non sappiamo chi vedano, cosa inventino o cosa decidano per noi.

– Antonio Muñoz Molina, Sefarad

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Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe, e i cambiavalute seduti al banco. Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: “portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato”. I discepoli si ricordarono che sta scritto: lo zelo per la tua casa mi divora. Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: “quale segno ci mostri per fare queste cose? ”. Rispose loro Gesù: “distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere”. Gli dissero allora i Giudei: “questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere? ”. Ma egli parlava del tempio del suo corpo.

– Giovanni 2, 13-25

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Tutto a Lisbona trasmette saudade, e ancor di più questa spianata di fronte al vuoto, e stando qui, aspirando la brezza che increspa il Tago, cioè il Tejo, si intuisce vagamente cosa sia questa inesplicabile sensazione di rimpianto, di mancanza, e al tempo stesso desiderio di raggiungere l’inaccessibile, malinconico bisogno di utopia che è poi l’orizzonte stesso, un sentimento che i trovatori medievali chiamarono saudade e da allora in nessuna lingua si è trovato un termine appropriato per tradurlo.

– Pino Cacucci

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Da bambino mangiavo le formiche. Piccole, vivaci, incolonnate. Un gioco da gigante sull’isola di Lilliput.

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