Pensare a bassa voce

Pensare a bassa voce

Sono lì seduto, in attesa che un numerino lampeggiante corrisponda al mio, stropicciato tra le mani. Un’ora di attesa, forse più, in una sala silenziosa e fintamente ospitale. Osservo l’eterno ripetersi di movimenti inutili, soffermandomi sul volto di ciascuno dei presenti ed immaginandone i pensieri, uguali e contrari. Un’impiegata è addetta alla prima accoglienza, ma la macchina dei numerini le ha tolto il lavoro e la dignità.