Vedo gente distratta dal nulla delle cose, compiaciuta della vacuità del proprio essere.

Nell’era della carta, le lettere si nutrivano di inchiostro, di lunghe attese e di ripensamenti. E i fogli si annusavano, prima di essere letti. Ora i pensieri si scrivono con le dita e poi svaniscono all’istante nel vortice della rete.

Passeggio nel vento di scirocco, tra raggi di sole e accenni di pioggia. Libero la mente.

Il giovane pescatore sfiletta a crudo le sue lampughe gettando le lische in mare. Gabbiani striduli frequentano il pontile della paranza, pronti a volteggiare.

Turisti scattano foto ai piedi del castello. Esplorano il vicolo delle Chiazze. E’ l’ora del caffè.

Il Borgo di Celsa sembra centellinare il suo ultimo racconto di fine estate.

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