Quando, trovandomi all’estero, mi capita di dover illustrare a uno straniero la mia provenienza geografica, ben difficilmente posso fare affidamento sulla sua conoscenza della mia isola, questa carneade del mar Tirreno.
Un tempo, molti anni orsono, mi profondevo in articolate spiegazioni da fare invidia a quelli della National Geographic, e, ciò nonostante, ne ricevevo in cambio espressioni ancor più dubbiose o sorrisetti di circostanza. Tempo perso a disegnare i confini di una impronunciabile isola che non c’era e che, nella migliore delle ipotesi, mi dipingeva agli occhi dei miei interlocutori come un pescatore emigrante in cerca di fortuna.
Ora è diverso. L’esperienza insegna. Se non posso subito indicarla su una mappa, opto per la localizzazione di prossimità, la quale sfrutta la notorietà dei luoghi nelle vicinanze. E per ricevere un sicuro ed immediato apprezzamento di riflesso, faccio ricorso alla definizione che molti miei conterranei conoscono per averla efficacemente utilizzata almeno una volta nella loro vita: quella di isola di fronte a Capri. Certo, tecnicamente Capri è situata ad Ovest della Penisola Sorrentina e, dunque, quel “di fronte” potrebbe peccare di approssimazione (direi però che dipenda sempre da dove si guardi), ma, insomma, l’obiettivo viene comunque istantaneamente raggiunto: lo straniero di cui sopra ora sa che provengo da un posto meraviglioso ed opulento (non importa se per meriti propri o perché virtualmente derivi le proprie ricchezze dalla mera vicinanza geografica con un posto che tale è considerato nel mondo); io, invece, posso finalmente sorridere al mio passato di emigrante. Mentre ordino al cameriere una zuppa di pesce.
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