La montagna di fronte rumoreggia, lasciandosi alle spalle nubi che sembrano scorreggiare in lontananza. Esplodono artifizi. Ieri sera sono stato a cena da amici, invecchiati come vino in botte. Preferisco il bourbon allo scotch whiskey, ma la mia vera passione è per il rosso d’annata. Per il nuovo anno vorrei illuminarmi, forse d’immenso. Mi fanno gli auguri per strada, protendono le loro guance estranee, nel rituale del bacio stanco. Io non li conosco, ignoro i loro dopobarba e i profumi copri odori che si nebulizzano al collo. Sono come nuvole che camminano. E il prossimo anno non sarà più felice per merito loro. Odio le cipolle crude e l’espressione di augurio “buona fine”. Nessuna fine può essere buona, se non è desiderata. Per questo auguro loro che questo giorno non finisca mai, che uno stolido zampone gli finisca con le lenticchie negli ingranaggi del tempo, inceppandoli.

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