La nota più curiosa, a margine del G7 sulla sicurezza che ha avuto luogo in questi giorni a Ischia, la presenza di uno sparuto gruppo di manifestanti (un centinaio circa) cui è stato accordato di imbarcarsi a bordo di un traghetto di linea per raggiungere l’isola (e percorrere qualche decina di metri a piedi per l’esercizio di una misurata contestazione) al prezzo modico di 7 (sette) Euro a/r. Un turista non antagonista ne avrebbe dovuto sborsare oltre 24 (bagagli esclusi). E’ il prezzo politico che la democrazia riconosce ai suoi complementi d’arredo*.
La nota più affascinante è stata invece rivedere alcune vie del centro spoglie di auto e come d’incanto restituite alla loro antica e naturale quiete. Riflettevo banalmente sul fatto che siamo così assuefatti alle brutture da non considerare che il vero disagio ci derivi proprio da esse (e dall’idea di un’isola che si pretende metropoli), non già da qualche tutto sommato modesta ed assimilabile rinuncia. Ma verrà un giorno in cui la rivoluzione avrà bisogno della bellezza (semicit.).
Infine, è interessante notare che il G7 di Ischia, generatore di prevedibili polemiche come ogni evento analogo nel mondo, abbia trovato qui sull’isola terreno fertile, oltre che per le tradizionali forme di dissenso, espresse per bocca e mano della nuova generazione dei locali maîtres à penser, e per quelle più moderne di derivazione populistica, anche per nuove e singolari manifestazioni di disagio psicologico, connesse all’arrivo dei 7, variamente classificabili: ansie d’attesa e da prestazione, sindrome da accerchiamento, insofferenza patologica ai protocolli, rifiuto di andare a piedi.
Più che la bellezza, l’ironia ci salverà.

* la frase si presta ad una lettura volutamente ambigua, in modo da consentire all’interprete di passaggio di condividerla o rigettarla ad libitum
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