C’è un elenco lungo e variegato di cose che odio. Ne ho fatto persino un riquadro sulla home page di questo blog, a mo’ di promemoria per i passanti. Certo, trattasi di odio inteso nella sua accezione non stretta e letterale, piuttosto cifra di una mia personale avversione od espressione di disgusto (come può essere, per intenderci, quella per il circo o le cipolle crude) che non sentimento puro e assolutizzante. Ma, insomma. Collocherei in calce all’elenco, quale prosieguo naturale dello stesso, l’idiosincrasia per ogni testimonianza di manicheismo ideologico. E ne ho viste di tracce, sparse qua e là nel dibattito politico contemporaneo e con sempre maggiore e spudorata virulenza, negli ultimi tempi.

Credo sia qualcosa che abbia a che vedere con il modus e l’onestà intellettuale, ponendosi con essi in aperto ed insanabile conflitto. Giacché è evidente che altro sia l’espressione di appartenenza o finanche la condivisione di ideali ostentata come manifesto di vita, altro l’arroccamento ottuso, l’adesione acritica, l’esaltazione fanatica del leader di turno, la incapacità di fuoriuscire – anche per un istante solo di lucidità – dal proprio recinto mentale ed ideologico, la impermeabilità ad ogni forma di giudizio critico.

Quest’ultima conduce inevitabilmente alla perdita della ragione.

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