C’era un passaggio segreto che io conoscevo da bambino, non lontano da casa. Un vicolo che si insinuava stretto tra fazzoletti di giardino e vecchie case di pescatori e che, appena potevo, percorrevo con lo spirito di chi si avventura solitario per luoghi inesplorati. E ogni volta quel passaggio riservava una scoperta, un particolare prima sfuggito, una storia da raccontare, una nuova misteriosa traccia da decifrare.
Vi abitava la anziana signora dei gatti, bianchi, neri, fulvi e screziati, ai quali sull’uscio di casa dava da mangiare puntuale tutti i giorni all’ora di pranzo. E, poco più avanti, la signora delle bottiglie, sempre intenta a raccogliere in giro cocci di vetro e vuoti a perdere.
Un giorno, nel tardo pomeriggio, il portone della prima era aperto ed un mesto via vai di persone mi sembrò come violare la segretezza del mio vicolo. Attraverso la finestra al piano terra potei intravedere alcune donne sedute ricurve in preghiera intorno a un letto, con un rosario in mano. Tra queste riconobbi subito la sagoma della vicina di casa.
I gatti erano ancora tutti sull’uscio ad aspettare.

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