Il grande capanno in disuso era al buio, ma una luce fioca e oscillante sembrava provenire dall’angolo più lontano, come fosse la fiammella di una candela. Si avvicinò con scarsa cautela alla meta, correndo il rischio di inciampare in qualche ostacolo, reti da pesca abbandonate, attrezzi da cantiere, o, peggio, di calpestare una tavola di chiodi arrugginiti, in quello che un tempo era stato un operoso rimessaggio. I relitti delle vecchie imbarcazioni di legno lo costrinsero a una gincana. L’odore sfumato delle vernici richiamò alla sua mente ricordi d’infanzia, ma il sibilo del vento e l’ansia della rivelazione lo riportarono subito alla realtà, inducendolo ad accelerare il passo.
La luce si fece all’improvviso più vivida. Era quella di una torcia, adagiata sul fondo di un gozzo. Appoggiandosi con il busto sul bordo dello stesso, si allungò per raccoglierla. Fu in quel momento che la vide, tra le costole della barca. Una magnifica creatura sorridente avvolta in uno scialle di lana bianco.

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