So riconoscere un paese gentile dalla premura con la quale un passante mi indica la meta, seguendomi con lo sguardo per qualche istante dopo aver assolto alla cortesia. Nella classifica delle genti più ospitali colloco al primo posto quella d’Irlanda, dei paesini costieri, nelle contee dell’Ovest. A seguire, la californiana, che si distingue con nettezza dalla newyorkese, sulla costa opposta, che è invece frenetica e scostante. Per lo più.

Ora mi accingo a chiedere un’informazione a un passante basco. Ho preferito anche quest’anno ritagliarmi una settimana in autunno per assecondare la mia passione per le scoperte. Da queste parti non avevo mai messo piede. Ho goduto delle bellezze della capitale, di quelle catalane ed andaluse. Mai mi ero spinto così a Nord, sulla penisola iberica. Pare che vi siano tracce di decostruttivismo, qui a Bilbao e, verso San Sebastián, falesie a strapiombo sull’oceano. Dice che l’identità basca passi per il rito dell’asador e che, in generale, la gastronomia sia considerata una cosa seria, tra tradizione ed avanguardia. Ammetto che stavolta sarà un viaggio di scoperte culinarie. Per lo più.

E guai a chiamare tapas i pintxos.

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