Ho indossato scarpe comode, viaggiato con bagaglio a mano e una fotocamera a tracolla. Mi sono perso nelle stradine alle spalle della Staroměstské náměstí, la piazza della città vecchia, inseguendo una musica gitana che sembrava provenire dalle fondamenta di un vecchio edificio. Ho curiosato tra i chioschi dai tetti rossi e ammirato il cielo farsi plumbeo sopra il palazzo dell’orologio, mentre una folla accorreva al rintocco dell’ora. E un musicista da strada continuava in disparte a suonare la sua scala per il paradiso. Ho visitato luoghi della memoria, ritrovato pensieri, immaginato destini incrociarsi all’orizzonte, condiviso visioni. Ho brevemente vissuto il tempo del dolce fuggire. E note malinconiche che la ragione non sa spiegare.

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