Quella volta ebbi come la sensazione di essermi sostituito alla paziente, in quel breve lasso di tempo che precede la fine di ogni seduta, quando i pensieri si fanno più faticosi e lenti e, in un ultimo sussulto, si sforzano di giungere a una sintesi. Sempre più spesso mi vedevo riflesso allo specchio con un camice indosso, dispensatore di buone ricette, mentre la biblioteca di ponderosi tomi mi franava alle spalle, sparpagliando collane di diritto e bei volumi rilegati. Ma quella volta ero io il paziente, io riflesso sul volto della donna che mi sedeva davanti, con espressione incerta, nell’istante prima del congedo. E tale sensazione mi accompagnò nei giorni a seguire, come ingombrante sottofondo, mentre continuavo a dispensare ricette e dissimulare pensieri.

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