A conferma dell’irrilevanza dell’estrazione o matrice politica, ridotta ormai a mero accidente, le reazioni scomposte alla recente sentenza del TAR Lazio hanno richiamato alla mente quelle, altrettanto tristi e pacchiane, alle quali eravamo abituati all’apice del berlusconismo più delirante.

Allo stuolo agguerrito dei sodali di partito, pronto ad immolare sull’altare della devozione al leader – ora come allora – anche l’ultimo sussulto di intelligenza, si aggiunge la rinnovata e prolifica schiera social dei respingitori di critiche, più o meno spontaneamente attivi, intrappolati come mammalucchi nella rete per eccellenza ma sempre pronti ad agire in difesa dei comandamenti di regime.

Non importa quanta aderenza alla realtà essi dimostrino con le loro azioni, né quali argomenti scodellino nell’etere e con quale grado di competenza. Importa soltanto che le critiche siano sollecitamente respinte al mittente. E che il Consiglio di Stato ponga presto rimedio all’ignobile torto, se non vuole anch’esso correre il rischio di essere abolito.

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