A proposito di terremoti e altre tragedie contemporanee, ho letto in giro commenti che definire beceri e qualunquistici è poco. Anche da parte di chi, per professione, sarebbe chiamato ad esprimerli con la dose di rigore e moderazione richiesta, se non dal buon senso e dall’intelligenza, dalle regole deontologiche.

Non mi riferisco dunque (solo) alla cloaca a rete aperta che già ammorba l’etere digitale con i suoi effluvi velenosi e la retorica carica di bile: alla fetida pletora, cioè, di cialtroni da tastiera, affetta da deliri ossessivi ed ignoranza, molto spesso vittima essa stessa di manipolazioni, la quale vanta anni di scarico incontrollato in fogna. Per quest’ultima non nutro ormai speranze di depurazione.

Parlo invece dei giornalisti, operatori qualificati dell’informazione, o presunti tali, dai quali sarebbe lecito attendersi opinioni non completamente attinte dal pacco intestinale.

Fuor di metafora, leggo ovunque merda.

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