Non c’è immagine più viva di quella del vecchio fermo davanti al manifesto funebre. L’altra mattina ne osservavo uno. Era come assorto, la schiena ricurva, lo sguardo fisso su lettere cubitali che dovevano restituirgli grumi di ricordi e storie dal remoto. Ho rallentato il passo, passandogli accanto. Mi è sembrato stesse parlando con qualcuno, mentre un impercettibile sorriso rugoso gli disegnava il volto.

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