Tutto si può dire della risposta di Sua Santità alla signora di Busto Arsizio tranne che non sia stata meditata, che le parole non siano state scelte con cura, armate di uno scopo. Dunque, per Benedetto XVI l’anima continua ad essere presente nel corpo di una persona in stato vegetativo, benché incapace di esprimersi, di comprendere i dettagli, di udire: l’anima è il legno che ha bisogno di corde per suonare, ma non per “sentire” amore. E tanto basta, per il Santo Padre, per incoraggiare una madre a testimoniare fede in Dio, fede nell’uomo, impegno per la vita, al cospetto di quel corpo lacerato. In realtà, l’idea stessa di un’anima “nascosta”, intrappolata in un corpo fragile e sgangherato, privata del suono stesso della vita, un’anima, per così dire, a mezzo servizio, ispira un senso profondo di vuoto e di frustrazione, e di desolazione e morte, giacché la vita si celebra invece nella pienezza dell’essere, nel suo canto libero. E, spiacente dirlo in questo giorno di Pasqua, ma non ci sarà una resurrezione dei corpi o un’anima che vibra senza corde. Vi prego, allora, bruciate il mio legno, quando avrà smesso per sempre di suonare.

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