Alter Jack
il blog personale di Gioacchino Celotti
il tempio del sole

Il paradiso in un giardino

Il paradiso in un giardino, un’oasi di pace fuori dal tempo. Lady Susana Walton deve averla immaginata così, la sua Mortella: un trionfo di bellezza.

Valencia, città delle arti e delle scienze

New Gallery: il nuovo sito fotografico

Un restyling che avevo in mente da tempo, quasi obbligato, per ridare vita alle vecchie gallerie ed aggiungerne altre, affiancandole a nuovi progetti e ad una rinnovata idea di scoperta dei mezzi a disposizione, cui non è del tutto estraneo un approccio, il più...

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Questo blog affonda le radici in un risalente esperimento di scrittura introspettiva, disvelato a pochi, che per un decennio circa ha alimentato l'AlterEgo sopito del suo autore, dando vita ad un manifesto animato di pensieri discontinui.

Odio il circo, lo zoo, le processioni, il carnevale, i burattini, gli oroscopi, le feste di paese, le foto nuziali, il riposino pomeridiano, le cipolle crude, il neo populismo, i fondamentalismi di ogni tipo.

Alter Jack
Vesuvio, veduta dal lungomare di Napule

Napule è… in bianco e nero

Napule va fotografata a colori, mi sono sempre detto, e alla luce del sole. E però ci sono giornate in cui l’anima della città viene fuori anche sotto un cielo grigio e i suoi mille colori possono leggersi in una fotografia in bianco e nero.

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dopo Londra, Nyhavn (Copenaghen)

Londra Malmö Copenaghen (e tanto di cappello)

L’anno nuovo è iniziato dinanzi al potente ritratto di Innocenzo X di Diego Velázquez. Ma quella visita è giunta al termine di un affascinante percorso che mi ha visto di nuovo a Londra e dintorni; quindi, per la prima volta, a Malmö e, infine, a Copenaghen.

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barca da pesca

Lo strascico

Una volta un cliente si rivolse a me fiducioso ritenendo che io potessi fargli ottenere un’importante riduzione del debito che aveva maturato con la banca: Avvocà – disse – dobbiamo fare lo strascico.

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i'm thinking of ending things

i’m thinking of ending things

Sto pensando di finirla qui (i’m thinking of ending things, il titolo originale) è un enigma da risolvere, scena dopo scena: un malinconico viaggio esistenziale che solo quel genio di Charlie Kaufman poteva trasformare in stimolante labirinto narrativo.

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