E c’è una storia vera che riguarda mia nonna: comprava il pesce il giovedì, lo portava a casa, e lo metteva nella vasca da bagno, quando ero bambino. Ci giocavo la sera. Quando andavo a dormire, il giorno dopo non c’era più. E la sera dopo, per cena c’era gefilte fish.

Frank Gerhy

Il Guggenheim Museum

La spiega in questo modo, con il ricordo di quel pesce in vasca, la passione, forse l’ossessione, per le forme sinuose, leggere, luccicanti, come fossero onde squamate di titanio, vascelli che solcano mari. Il Guggenheim Museum di Bilbao ha cambiato il profilo della città, divenendone il simbolo e l’attrazione. All’interno, ancora curve e labirinti. Quindi, una piacevole riscoperta: El bufón el Primo, capolavoro di Diego Velázquez, che avevo ammirato già a Madrid, era qui in mostra, con quel suo sguardo fiero, quasi di sfida.

Prova superata

Quella del passante basco. In tarda serata ero giunto dall’aeroporto di Bilbao in centro, trovando poche anime per strada. Tutte fatte di una pasta cordiale che si combina bene con il Txakolí, il bianco locale.

La rotta del vino

Non credo di aver osservato e seguito con troppa attenzione la rotta suggerita dalle guide, tra bodegas sperdute nel cuore della campagna verde ed ocra della Rioja e antichi borghi semi deserti sul calar della sera, fino ai confini con la Navarra ed oltre, sotto un cielo plumbeo che, con le sue venature color cobalto, pareva volersi abbinare ai colori della terra umida. Lungo il percorso improvvisato ho però avvistato (e visitato) le spettacolari cantine degli eredi del Marqués de Riscal con l’annesso hotel di lusso firmato Frank Gehry (ancora lui), e poi quelle di Ysios, opera dell’architetto Santiago Calatrava.
bodegas Ysios

Donostia-San Sebastián

A qualche minuto dal confine che non c’è, nella terra di mezzo e sulla rotta dei pellegrini, dove l’orgoglio basco si respira nell’aria e si legge rude sui muri. Cittadina elegante, vivace, colta, però. Capitale europea della cultura, quest’anno. Ma, da sempre, dei pintxos, da assaporare di bar in bar, di taverna in taverna, in piedi o alla “barra”; e poi smaltire passeggiando sul lungomare infinito della Playa de La Concha, o tra le vie e le piazze della Parte Vieja: quella de la Constitución meritava uno scatto.

Donostia-San Sebastián, Plaza de la Constitución

Poi attraversammo una grande pianura, e sulla destra c’era un grande fiume che luccicava al sole tra il filare degli alberi, e in lontananza potevi vedere l’altopiano di Pamplona che spicca nella pianura, e le mura della città, e la grande cattedrale marrone e il profilo frastagliato delle altre chiese. Dietro l’altopiano c’erano le montagne, e ovunque guardavi vedevi altre montagne.

Ernest Hemingway

Pamplona

Qui lo scrittore americano vi ambientò la Fiesta del suo primo romanzo, The Sun also Rises. Affascinato dalla celebre corsa dei tori e dall’atmosfera che si respirava in città, vi soggiornò nove volte nell’arco della sua vita. Di lui restano tracce qua e là ed una presenza invisibile ad uno dei tavoli del decadente Café Iruña, ancora un’istituzione per i locali.

Tori non ne ho visti, durante il mio breve soggiorno. E in verità vi dico che alcun fascino esercitano su di me l’encierro o altre similari pazzie collettive. Ma è anche vero che non mi chiamo Ernest.

Alta cocina

Da Bilbao a San Sebastián è stato un susseguirsi di tentazioni culinarie. Alcune di esse si collocano nell’olimpo della gastronomia, raggiungendo vette inimmaginate di sofisticatezza. Altre si apprezzano per la loro genuina semplicità. Entrambe si nutrono di passione e tradizione.

El Maridaje

Indica il matrimonio ideale tra il vino e una pietanza. Noi diremmo abbinamento, ma il vocabolo adoperato in terra spagnola mi suonava più poetico. E tuttavia, nella scelta di un menu degustazione con 7 o più portate, la preferenza accordata al maridaje, come al richiamo di una sirena, si è rivelata esiziale in un paio di occasioni…

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